Giorgio Baroldi

M.D. Ph.d. Professor Emeritus of Pathological Anatomy and Cardiovascular Pathology

Attività scientifica

La sua attività scientifica e' documentata da 269 lavori, per lo più in inglese in riviste estere, e 4 monografie (due pubblicate negli Stati Uniti); 11 capitoli di trattati statunitensi e 3 italiani.
Pur avendo studiato altri temi (tumore alveolare polmonare, metastasi dei tumori cerebrali, istochimica dei lipidi, assorbimento endoperitoneale di oro colloidale radioattivo studiato mediante autoradiografia ecc.) la principale linea di ricerca e' stata, e continua ad essere, la patogenesi della malattia coronarica (infarto cardiaco e morte improvvisa coronarica), dell'aterosclerosi e della necrosi miocardica studiata sistematicamente in diversi quadri di patologia umana e con diversi modelli sperimentali.
Le ricerche svolte in diversi istituti italiani e stranieri - Istituto di Anatomia e Istologia Patologica dell'Universita' di Milano, Laboratorio di Fisiologia Clinica del CNR dell'Universita' di Pisa, Armed Forces Institute of Pathology, Washington D.C. USA; Texas Heart Institute, Houston, USA; Banting Institute of Pathology University of Toronto Canada; Division of Cardiology, University of Nebraska, USA; Dipartimento di Patologia, Università di S. Paulo, Campus di Riberao Preto, Brasile - hanno finora portato ai seguenti risultati (vedi lavori citati in bibliografia) , che si possono così sintetizzare:
 
1 -  Danno coronarico ostruttivo e circolo collaterale.
 
Mediante plastici del circolo coronarico si e' potuto per la prima volta dimostrare tridimensionalmente e calbrare, l'esistenza nel cuore normale di un esteso sistema anastomotico arterioso così da poter concludere che ogni ramo intramurale e' connesso a quelli adiacenti lungo tutto il suo decorso. Queste anastomosi o collaterali aumentano considerevolmente di calibro e in lunghezza, in presenza di stenosi gravi e tale aumento e' proporzionale al numero di quest'ultime, indipendentemente dalla coesistenza o meno di un infarto.
Questo ha portato a ricerche sistematiche per verificare il ruolo patogenetico della trombosi e della stenosi coronarica.
 
1.1 - Trombosi coronarica
Il trombo coronarico sia occlusivo che murale, quando presente, e' sempre localizzato in stenosi gravi ( > 70% del diametro luminale = al 90% dell'area luminale), di lunghezza superiore ai 5 mm., concentriche ed ''ateromasiche'' (prevalenza del materiale ateromasico sulla componente fibrosa) a ridotta attivita' fibrinolitica, e con infiammazione linfo-plasmacellulare avente un particolare tropismo per i nervi adiacenti alla tunica media. La frequenza del trombo é inoltre direttamente proporzionale all'estensione dell'infarto. Si e' concluso
che il trombo sia fenomeno ineffettivo in quanto localizzato in stenosi gia' by-passate dal circolo collaterale compensatorio) e probabilmente secondario all'aumento della resistenza periferica da blocco della circolazione intramurale da compressione dei vasi intramiocardici come dimostrato in un caso d'infarto nel quale é stato possibile monitorizzare mediante cineangiografia l'evolversi del fenomeno, prima, al suo insorgere e dopo tutti gli interventi terapeutici d'emergenza.Unico caso riferito in letteratura.
 
1.2 - Stenosi grave aterosclerotica
Mediante studio sistematico del grado e numero di stenosi nei diversi quadri della cardiopatia ischemica (infarto miocardico acuto primo episodio o recidivante, morte improvvisa coronarica senza precedenti di cardiopatia ischemica, anginosi cronici) e in controlli (pazienti aterosclerotici con cuore normale e soggetti sani morti per incidente) si e' documentata un'assenza di rapporto diretto di causa-effetto fra questa malattia e il danno aterosclerotico in base ai seguenti dati di fatto: a) la maggior parte  della popolazione con aterosclerosi coronarica grave mono o plurivasale non presenta segni d'ischemia miocardica; b) al primo episodio di quest'ultima il danno vasale può variare da gradi non significativi a stenosi di uno o più vasi, venendo così meno un suo punto critico oltre il quale si ha la malattia ischemica; c) sempre al primo episodio il danno aterosclerotico dimostrabile e' un danno cronico preestistente da lungo tempo senza manifestazioni di malattia ischemica; d) nella maggior parte dei casi l'infarto interessa solo una piccola parte dell'area vascolarizzata dal ramo leso; e) l'estensione dell'area infartuale non e' correlata al numero delle stenosi gravi presenti come dovrebbe essere qualora queste ultime fossero causa d'ischemia.
Questi dati di fatto sono la documentazione indiretta che l'incremento del circolo collaterale dimostrato post-mortem, ha una reale funzione compensatoria adeguata; ed invitano ad ipotizzare altri meccanismi patogenetici ischemizzanti nella genesi della necrosi infartuale.
 
1.3 - Malattia dei piccoli vasi. (danno ostruttivo dei rami coronarici intramurali).
In tutti i gruppi di cardiopatici ischemici studiati non e' mai stato possibile evidenziare alterazioni delle arteriole intramurali e del microcircolo da potersi ritenere responsabili della malattia. Le alterazioni osservate o hanno presentato una frequenza identica a quella esistente nei controlli (iperplasia obliterante intimale); inoltre e, nonostante quanto ipotizzato in letteratura, non e' mai stato possibile dimostrare emboli coronarici in genere ed emboli colesterolici o fibrino-piastrinici in particolare. Quest'ultimo dato parla contro all'ipotesi della rottura di placca prospettata come evento frequente, responsabile dell'occlusione trombotica. D'altro lato, lo studio di quadri patologici con grave alterazione micro-vascolare (porpora trombotica trombocitopenica con sequestro piastrinico e gravi stenosi subocclusive; anemia falciforme con aggregazione eritrocitaria) non ha dimostrato segni clinici  e reperti patologici d'ischemia miocardica.
 
2 - Differenti tipi di danno miocardico in rapporto alla funzione della fibra muscolare miocardica.
Lo studio sistematico del danno miocardico in diversi quadri nosologici ha permesso di distinguere tre differenti tipi di danno irreversibile miocardico caratterizzati da un patognomonico aspetto morfo-funzionale e biochimico e quindi con differenti patogenesi:
a) rilassamento irreversibile (morte atonica o paralisi flaccida) o necrosi infartuale; b) ipercontrazione da catecolamine o sostanze catecolamino-simili (morte tetanica o da ipercontrazione irreversibile); c) deficit progressivo della funzione di contrazione (morte da insufficienza o necrosi da bassa gittata cardiaca).
Nell'ambito della cardiopatia ischemica  e' possibile osservare questi tre tipi di danno miocardico: a) nei casi con infarto acuto nel miocardio sano attorno alla necrosi monofocale infartuale, nella maggior parte dei pazienti e' dimostrabile un danno a microfocolai spesso confluenti di tipo catecolaminico; e in circa la meta' dei casi un danno da insufficienza nel miocardio subendocardico e perivascolare preservato dalla necrosi infartuale; b) nella maggior parte dei casi di morte improvvisa coronarica l'unico danno dimostrabile e' quello da ipercontrazione ''catecolaminica''.
Questa differenziazione del danno miocardico e la loro possibile coesistenza, invita a distinguere i momenti etiopatogenetici di ogni quadro di cardiopatia ischemica e delle sue complicanze (aritmia maligna/fibrillazione ventricolare in relazione a danno simpatico da ipercontrazione; insufficienza congestizia/shock cardiogeno in relazione al danno da bassa gittata). Da sottolineare che le complicanze e la causa di morte sono da rapportare non tanto all'ischemia quanto al dismetabolismo secondario (infarto) o primitivo (morte improvvisa in assenza d'infarto) del miocardio non ischemico.
 
2.1 - Danno miocardico da catecolamine.
Per verificare l'ipotesi della differenziazione del danno miocardico visto in patologia umana si e' svolta una prima ricerca sperimentale nel cane intesa a valutare qualitativamente (istologia ed ultrastruttura), quantitativamente ed in termini di distribuzione topografica il danno acuto a dosi crescenti di due catecolamine ad azione farmacologica diversificata (isoproterenolo, noradrelina) infuse per via endovenosa. In questo modello sperimentale si sono potuti distinguere due tipi ben differenziati di danno da ipercontrazione; uno limitato a relativamente pochi sarcomeri adiacenti al disco intercalare, senza ressi miofibrillare (''paradiscal lesion'') e uno con totale distruzione dell'apparato miofibrillare ipercontratto della fibra muscolare,  con formazione di segmenti di sarcomeri ipercontratti ''coagulati'' (''holocytic o pancellular lesion''). Si e' inoltre distinto il danno da taglio (''cutting edge lesion'') conseguente a trauma da sezione di miocardio vivente (es. biopsia cardiaca, cuore escisso al trapianto cardiaco), in genere facilmente caratterizzabile rispetto alle altre lesioni per aspetto e sede. In questo modello sperimentale non e' stato possibile osservare aggregazione piastrinica o altre alterazioni vasali; e si deve notare come lo stesso tipo di danno risultato dose-dipendente, si ha sia associato ad ipotensione (isoproterenolo) che ad ipertensione (noradrenalina) e come non si sia mai evidenziato un danno di tipo infartuale. Questi dati convalidano il concetto che il danno da catecolamine sia un danno primitivo della membrana miocellulare da perossidazione con iperafflusso di Ca++ non rimuovibile del complesso troponina-tropomiosina e susseguente stato d'ipercontrazione; concetto peraltro confermato a) dai risultati ottenuti in cuore isolato a flusso costante e con assenza di piastrine e dalla fissazione della catecolamina marcata alla membrana cellulare, b) dalla prevenzione con betabloccanti sia della cardiotossicità catecolaminica sia in zona ischemica che non ischemica e della associata fibrillazione ventricolare dopo occlusione coronarica.
 
3 - Correlazione fra variabili ''fisiche'' e ''morfologiche della placca aterosclerotica,.
Questa ricerca si é basata sulla valutazione qualitativa e quantitativa delle variabili ''fisiche'' (grado e lunghezza della stenosi, ispessimento in micron dell'intima e della media) e delle variabili ''morfoligiche'' (accumulo di proteoglicani, ateroma, vascolarizzazione ed emorragia intimale, calcificazione, infiltrati linfocitari avventiziali ed intimali) e loro correlazione su 3640 sezioni coronariche di pazienti con i diversi quadri di cardiopatia ischemica (infarto acuto, morte improvvisa coronarica senza o con lievi prodromi sintomatologici, angina cronica) e di controlli sani deceduti per accidente.
Oltre una precisazione del significato dei diversi parametri nella patogenesi della placca aterosclerotica e delle sue complicanze, il dato piu' interessante emerso da questo studio e' il concetto di placca ''attiva'' o ''inattiva'' rispetto all'infiltrazione linfocitaria avventiziale e medio-intimale, dimostratasi piu' frequente ed estesa nei cardiopatici ischemici rispetto ai controlli.
Una tale infiltrazione - possibile risposta autoimmunitaria ai fenomeni degenerativi aterosclerotici - per la sua localizzazione, specie attorno ai nervi perivasali, potrebbe costituire il momento scatenante (vuoi per irritazione nervosa o per la formazione di sostanze vasoattive) uno spasmo del vaso, specie nel tratto distale alla stenosi, ovvero un danno miocardico ''regionale'' da iperstimolazione simpatica. La variabilità del fenomeno infiammatorio cronico,  gli eventuali rapporti con lo stress od altri fattori di rischio potrebbero dare ragione della variabilità clinica della cardiopatia ischemica e del suo rapporto con l'aterosclerosi, non tanto su base ischemica da stenosi, quanto da squilibri del traffico nervoso alla tunica media e al miocardio. Incentrati sui precedenti risultati, i seguenti programmi di ricerca, in corso o da iniziare, sono volti ad approfondire le tematiche prima esposte per una sempre migliore compresione dell'etiopatogenesi della malattia ischemica e di quanto oggi si tende a definire con questo termine.
 
3.1 - Differenzazione fra placca aterosclerotica "mioiperplastica" e "ipercolesterolemica". La prima inizia con un iperplasia nodulare delle miocellule lisce e successiva trasformazione fibrosa con susseguente accumulo sottostante di proteoglicani prima e poi di materiale lipoproteico-colesterolo e/o sali di calcio. E' questa l'evoluzione della placca aterosclerotica quale si osserva nella maggior parte della popolazione aterosclerotica, sia sana o  con malattie non cardiache o cardiache,malattia coronarica inclusa. La placca "ipercolesterolemica" che  inizia con deposizione sottoendoteliale lipoproteica  e reazione macrofagica é  la lesione tipica da dieta ipercolesterolica sperimentale in animali che non soffrono di aterosclerosi e osservabile nell'ipercolesterolemia famigliare o acquisita.
 
4. Cardiomiopatia dilatativa
Studio morfologico isto-ultrastrutturale qualitativo e quantitativo delle lesioni riscontrate in correlazione con i dati clinici ed i valori biochimico tissutali miocardici di diversi parametri (catecolamine, b recettori, miosina etc.). Questa ricerca é stata condotta in cuori espiantati da pazienti sottoposti a trapianto cardiaco.
 
5. Insufficienza cardiaca congestizia
 Studio morfologico qualitativo e quantitativo di 144 cuori espiantati da 63 pazienti con cardiopatia ischemica, 63 con cardiomiopatia dilatativa di natura ignota, 18 con valvulopatia cronica, operati di trapianto cardiaco per insufficienza congestizia irreversibile. Ad un quadro clinico identico si é potuto documentare un'altrettanto identico substrato morfologico costituito da assenza di danno miocardico ischemico acuto, e da un’ uguale presenza molto limitata di necrosi da catecolamine e infiltrati linfocitari. La fibrosi  miocardica é risultata più estesa nei cuori di pazienti ischemici. Tuttavia, anche in questi ultimi, la sua entità in termini di sostituzione percentuale del miocardio é risultata tale (17%) da non poter compromettere la funzione contrattile. Pertanto le diverse ipotesi etiopatogenetiche finora proposte (ischemia, miocardite, iperplasia della matrice collagena, danno adrenergico, apoptosi, fibrosi miocardica di qualsivoglia natura) non hanno a sostegno un corrispettivo danno morfologico. Il paradosso "aumento del peso cardiaco/ diametro-volume normali" delle miocellule, in assenza di una documentazione valida di una neogenesi miocellulare e di un incastro delle fibre miocardiche (slippage) - peraltro in contrasto con molti dati di fatto - può venire ipotizzato come un disordine primitivo miocellulare della contrazione, da ipertrofia anomala nella quale si ha la neoformazione di sarcomeri disfunzionanti con allungamento della miofibra senza aumento del suo volume. Altri reperti da considerare sono: a) una metaplasia lipomatosa del tessuto fibroso cicatriziale postinfartuale; fenomeno da tenere presente quando si tratti di stabilire l'entità del miocardio vitale con tecniche nucleari; b) una lisi delle miofibrille  e contemporanea edemizzazione delle fibre miocardiche (miocitolisi colliquativa) secondaria e non causa della disfunzione contrattile; c) un ispessimento mio-elasto-fibroso dell'endocardio da tenere distinto dalla più rara trombosi endocardica.
 
6. Malattia cardiaca di Chagas (in collaborazione con l'Università di S. Paulo, Campus di Riberao Preto, Brasile).Studio morfologico qualitativo e quantitativo di soggetti apparentemente sani, siero-positivi per la malattia di Chagas, morti improvvisamente ed inaspettatamente. In tutti si é riscontrata una miocardite linfocitaria, una necrosi da tossicità catecolaminica e i segnali morfologici dell'arresto cardiaco per fibrillazione ventricolare. L'ipotesi di lavoro é che la  morte improvvisa ed inattesa sia dovuta ad un danno dei nervi intramurali secondario alla miocardite con asinergie regionali e overstimolazione adrenergica.
 
7. Danno miocardico in pazienti deceduti per cause cerebrali
Presenza di un danno da miotossicità catecolaminica in pazienti non cardiaci con emorragia cerebrale e significativamente minore in soggetti normali deceduti per trauma cranico. L'estensione di questo danno é minimo, per cui il trapianto di questi cuori non é a rischio di disfunzione.
 
8. Cuore trapiantato
Correlazione isto-morfometrica  fra parametri morfologici e dati clinici per stabilire le cause dell'insufficienza cardiaca post-trapianto (rigetto, malattia coronarica, danno da catecolamine)
 
9. Morfo-patologia cardiaca nell'AIDS
Dimostrazione di focolai di miocardite linfocitaria in numero così esiguo da non compromettere la funzione miocardica
 
10. Morfologia cardiaca nell'intossicazione da cocaina.
 
11. Morfologia della fibrillazione ventricolare
 
12. Il miocardio nei diversi tipi di morte accidentale.

 
ATTIVITA' DIDATTICA
 
 
Nei 29 anni di assistentato sia volontario che straordinario o ordinario, presso l'Istituto di Anatomia Patologica dell'Università di Milano, ha tenuto  lezioni ed esercitazioni agli studenti del IV e V anno di medicina e chirurgia.
Dal 1977 al 1982 ha tenuto il corso di Anatomia Patologica della Scuola di Specializzazione in Cardiologia dell'Università di Milano e Pisa.
Ha tenuto 32 seminari in Istituti esteri e 21 seminari in Istituti italiani.
Nel 1970 gli e' stata offerta la Direzione della Division of Cardiovascular Pathology dell'Armed Forced Institute of Pathology Washington D.C. U.S.A.  e nel 1974 la Cattedra di Patologia della McGill University, Montreal, Canada. Queste offerte, come di altri Istituti negli Stati Uniti, sono state rifiutate per motivi personali.

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Giorgio Baroldi copyright

Cuore normale nel quale sono state iniettate sostanze plastiche.  

Si è ottenuta così la riproduzione dei vasi arteriosi e venosi del cuore,osti coronarici compresi. Per la prima volta si è potuto dimostrare tridimensionalmente e quindi calibrare l'esistenza di un esteso sistema anastomotico arterioso,con l'evidenza che ogni ramo intramurale arterioso è connesso a quelli adiacenti lungo tutto il loro decorso. Queste anastomosi o collaterali aumentano considerevolmente di calibro e in lunghezza in presenza di ipertrofia del miocardio e negli stati di ipossia cronica con arterie coronariche normali, ma soprattutto in presenza di stenosi gravi delle arterie coronariche decorrenti sulla superficie del cuore e tale aumento è proporzionato al numero di quest'ultime indipendentemente dalla coesistenza di un infarto.